mercoledì 7 marzo 2007

Giornalismo, eterna gavetta

Due parole su un fatto che ci riguarda tutti da vicino: il rapimento di Daniele Mastrogiacomo, giornalista di spessore e uomo coraggioso. Cronista di quelli che ce ne sono sempre meno, da tenersi stretti.
Di quelli che se leggi, impari.
Di quelli - merce rara ormai - che lavorano per noi. E non per loro stessi.

Diciamo subito che aspettiamo il suo ritorno. L'Afghanistan, d'altra parte, per due volte ci ha tolto e per altrettante restituito chi mette la sua opera al servizio degli altri: Clementina Cantoni (Care International) rapita a Kabul e tenuta ostaggio per 24 giorni e Gabriele Torsello, freelance, sorpreso da una banda di criminali mentre raggiungeva Kandahar e liberato dopo 23 giorni. Speriamo che Mastrogiacomo riassapori la libertà in un tempo più breve.

Detto questo, la vicenda dell'inviato di Repubblica ci invita a una riflessione sul senso di questo mestiere, oggi. Un mestiere, non un lavoro. La differenza non è poca: un mestiere lo impari, lo vedi crescere tra le mani e nei casi migliori diventa artigianato. Un lavoro invece si accetta. Un lavoro serve. Puoi anche non amarlo.

Il dubbio è che oggi il giornalismo, mestiere affascinante e faticoso sia molto affaticato: sembra che non ce la faccia più a rispondere al suo ruolo. Che stia via via disconoscendo se stesso. Troppo soggiogato alle logiche partitiche, politiche, agli interessi di parte o individuali. Non è una novità. Ormai è un'emergenza. Difficile non ammettere che parte della responsabilità di questo declino appartenga proprio ai giornalisti stessi. Triste dirlo, ma è così. Ammetterlo è fastidioso. Capire invece, da dove nasce questo appiattimento pressoché totale, può essere utile.

E si torna inevitabilmente al discorso della serietà. Non parliamo qui di bravura o di capacità. Ma di serietà sì. E questa in genere va a braccetto con la professionalità. Adesso la domanda da porsi è: serve la professionalità? Fa comodo la serietà? O tutto sommato la cialtroneria imperante e la sciatteria frettolosa sono più agevoli e meno rischiose? Buone le seconde, purtroppo. Un giornalista serio è un rompicoglioni: a tutti i livelli, si badi bene. Sia che si occupi di cronaca locale sia che tratti la grande politica estera. Soprattutto, un rompicoglioni rompe i coglioni in modo bipartisan. E una telefonata dopo l'altra ("non mandatemi quello, però..."), piano piano finirà a occuparsi di situazioni minori. Fino a quando, delle due l'una: o getterà la spugna o si allineerà. Anche qui, buona la seconda.

Ed ecco allora che meno strutturato è, il giornalista, più comodo fa. Meno contrattualizzato è, più manovrabile sarà. Di certo non si può pensare di imbeccare un serio professionista chiedendogli di dare voce a questo o a quello. Perché il serio professionista ti risponde che lo sa lui chi deve sentire. E risponde così sia al superiore sia all'addetto stampa.
Così si spiega anche come mai i giornali pullulino di aspiranti giornalisti con molta volontà e senza un contratto serio. Ma mentre prima - qualche anno fa - il prezzo da pagare per l'accesso alla professione era tanto olio di gomito e una gavetta pur giusta, adesso è anche quello di una forte ricattabilità. L'alternativa è che al posto di chi si rifiuta c’è subito pronto e disponibile un altro precario. I giovanissimi lo sanno, i capi lo sanno e lo sanno soprattutto gli editori. Sordi di fronte a un contratto alla data di oggi scaduto da 737 giorni. Mai un precedente del genere nella storia del giornalismo italiano.

La gravità di questo ritardo tanto sconcertante quanto avvilente è non tanto il disagio economico: i giornalisti, tutto sommato, non fanno parte delle categorie più svantaggiate. Il nocciolo della questione è la mano libera che gli editori sentono di poter avere su uno strumento – l’informazione - che diventa sempre meno tutelato e quindi applicato in maniera progressivamente più selvaggia.
Il problema serio è che chi ha veramente qualcosa da perdere in tutto questo gioco al risparmio sulla pelle degli altri (dei giornalisti: vilipesi e dei lettori: non rispettati) è proprio l’esercito delle nuove leve. Futuri inetti del mondo dell’informazione che pur di tenersi stretto un contratto perdono di vista la spinta motrice che dovrebbe essere alla base delle loro scelte professionali: la libertà.

2 commenti:

enrico mattioli ha detto...

ciao chiara. girando girando mi sono imbattuto in questo articolo tratto da http://www.ipse.com/blog/
e mi sono ricordato che proprio ieri sono passato dal tuo blog.
ti riporto l'articolo e ti chiedo: che ne pensi? capisco le necessità, ma può un giornalista svolgere il proprio lavoro? basta stare dalla parte più affine? e se anche lì ti capitasse di andare controcorrente?
riporto l'articolo...

il sito del governo e più precisamente la pagina della Presidenza del Consiglio con lo Speciale Contributi all'Editoria. Qui, suddiviso in 18 file, si trova l'elenco dettagliato di tutti i contributi pubblici all’editoria, sia diretti sia indiretti, e dei rispettivi beneficiari. Una nota avvisa che "la Legge Finanziaria per il 2006 ha profondamente innovato talune di queste disposizioni, in particolare per ciò che riguarda i contributi alle cooperative editoriali". Ed è questo infatti, come vedremo, uno dei punti caldi della questione.

Primi beneficiari i giornali politici
Un primo elenco riguarda i "contributi diretti per l'anno 2003 ai giornali politici e delle minoranze linguistiche". Beneficiari sono i "giornali organi di movimento politico avente un proprio gruppo parlamentare o due europarlamentari eletti nelle proprie liste, nonché i giornali organi di minoranze linguistiche aventi un rappresentante in parlamento". Qui troviamo i classici quotidiani di partito come l'Unità dei Democratici di sinistra (6 milioni 817mila euro di contributo), La Padania della Lega Nord (4 milioni 28mila euro), Liberazione di Rifondazione comunista (3 milioni 718mila), Europa di Democrazia e libertà - La Margherita (3 milioni 138mila), il Secolo d'Italia di Alleanza Nazionale (3 milioni 98mila), La Discussione della Democrazia cristiana per le autonomie (2 milioni 582mila) e altre sei testate: l'Avanti! della Domenica, Democrazia Cristiana, Il Sole che Ride dei Verdi, il bimestrale Liberal di Francesco Adornato e due giornali delle minoranze linguistiche, Le Peuple Valdôtaine e Zukunft in Südtirol.

Per Libero e Il Foglio è un affare
Più interessante il secondo elenco, "Contributi diretti per l'anno 2003 alle testate di cooperative speciali già organi di movimento politico con due parlamentari".

Qui troviamo al primo posto, con 5 milioni 371mila euro di contributo, Opinioni Nuove-Libero Quotidiano, ovvero il Libero di Vittorio Feltri. Per far ottenere i contributi statali al suo giornale (che è di proprietà della famiglia Angelucci, azionista anche dell'Unità), nel 2000 Feltri ha stretto un accordo con il Movimento monarchico italiano (Mmi). Come spiega il sito dei monarchici, "la testata Opinioni Nuove, di proprietà della Cooperativa Alberto Cavalletto (formata da esponenti dell’Mmi) viene affittata alla Vittorio Feltri Editrice srl per la durata di cinque anni. In cambio, la Direzione di Libero si impegna a sostenere la linea politica del Movimento".

Al secondo posto, con 3 milioni 511mila euro, Il Foglio di Giuliano Ferrara. Ferrara è tra i primi, nel 1997, a sfruttare l'opportunità offerta dalla legge: ottenere il contributo dello Stato trasformando un giornale generalmente definito di opinione (l'editore è Veronica Lario, moglie di Silvio Berlusconi) in un organo di partito. Per la precisione, il Foglio diventa "Organo della Convenzione per la Giustizia", costituita da Marcello Pera, il filosofo-senatore liberal-teocon di Forza Italia, e da Marco Boato (carriera politica: Lotta Continua, Democrazia Proletaria, Partito radicale, Verdi); l'anno successivo, Boato rompe il sodalizio con Pera e il suo posto viene preso da Sergio Fumagalli dei Socialisti democratici italiani (lo racconta lo stesso Boato).

Negli anni successivi, in particolare con la Finanziaria del 2001, la legge viene modificata in senso più restrittivo, lasciando però una scappatoia ai beneficiari dei contributi: le imprese editoriali che diventano cooperative continuano a godere delle sovvenzioni statali. "Un escamotage utilizzato da ben 17 giornali su 31, seppure in forme diverse", scrive il Sole 24 Ore del 18 agosto 2003. "Alcuni hanno trasformato la veste giuridica dell'impresa in cooperativa; altri hanno ceduto la testata a una società cooperativa creata ad hoc".

Ventidue organi e pseudo organi di partito
Nell'elenco di cui ci stiamo occupando, relativo appunto ai contributi per il 2003, i giornali di questo tipo sono 22. Dopo i già citati Libero e Il Foglio, ci sono quattro testate che ottengono lo stessa cifra (2 milioni 582mila euro): Il Giornale d'Italia, Linea del Movimento sociale Fiamma Tricolore, il quotidiano d'informazione Roma e Torino Cronaca - Il Borghese, proficuo connubio tra il quotidiano locale edito da Massimo Massano, ex deputato Msi già socio di Vittorio Feltri, e la storica rivista conservatrice fondata da Leo Longanesi e diretta per un certo periodo, alla fine degli anni Novanta, dal solito Feltri.

Seguono, nella classifica, il quotidiano economico napoletano Il Denaro (2 milioni 238mila euro) e il Riformista (2 milioni 179mila euro), il giornale di opinione fondato da Antonio Polito, oggi senatore della Margherita, definito nell'elenco della Presidenza del consiglio "Nuovo Riformistra già Le Ragioni del Socialismo".

Poi vengono La Cronaca (1 milione 874mila euro), quotidiano di Piacenza e Cremona, inizialmente sponsorizzato dal senatore popolare Angelo Rescaglio e dal diessino Sergio Trabattoni, Il Campanile Nuovo (1 milione 153mila euro), organo dell'Udeur di Clemente Mastella, e altre 12 testate con cifre inferiori al milione: Angeli, Aprile, Area, Avvenimenti, Cristiano Sociali News, Gazzetta Politica, Metropoli, Milano Metropoli, La Nuova Provincia, Opinione delle Libertà, Il Patto e la Voce Repubblicana.

E c'è anche chi ci imbastisce una truffa
Questo modo disinvolto di accedere ai soldi pubblici può sfociare anche in vere e proprie truffe come quella scoperta lo scorso maggio dalla Guardia di Finanza. Protagonista Massimo Bassoli, ex direttore del Giornale d'Italia e amministratore della società editrice dello stesso quotidiano (ma più noto forse come amico e biografo del cantante rock Frank Zappa), arrestato assieme ad altre tre persone con l'accusa di aver sotratto alle casse delle Stato 14 milioni di euro.

Come racconta il Corriere della Sera del 12 maggio, nella vicenda sono coinvolte quattro società, la cooperativa giornalistica Mediatel srl, Esedra srl, Esedra società cooperativa, Abrondhouse cooperativa giornalisti, vale a dire la proprietà e l’editrice del Giornale d’Italia, l’editrice del vecchio L’Indipendente (da poco rinato come supplemento del Giornale diretto da Maurizio Belpietro) e infine la società editrice di Puntocom, defunto quotidiano sul mondo dei media.

90 milioni di euro a 68 cooperative
Ma vediamo cosa contengono gli altri elenchi diffusi dalla Presidenza del consiglio. Il terzo elenco riguarda i "quotidiani e periodici editi da cooperative di giornalisti o da società la cui maggioranza del capitale sociale sia detenuta da cooperative nonché i quotidiani italiani editi e diffusi all'estero e i giornali in lingua di confine". In totale sotto questa voce vengono distribuiti circa 90 milioni di euro.

Nella classifica dei beneficiari, al primo posto c'è il quotidiano dei vescovi italiani, l'Avvenire (5 milioni 990mila euro di contributi per il 2003); al secondo il quotidiano economico Italia Oggi diretto da Paolo Panerai, che fa capo al gruppo ClassEditori, quotato in Borsa a Milano, ma la cui casa editrice è una cooperativa: Italia Oggi Editore-Erinne srl; al terzo il quotidiano comunista il manifesto (4 milioni 441mila euro).

Seguono altre 65 testate, tra cui molti quotidiani locali con contributi superiori a 2 milioni di euro: Cittadino di Lodi, Corriere di Forlì, Corriere di Perugia, Corriere di Firenze, Corriere del Giorno di Puglia e Lucania, Corriere mercantile, Giornale Nuovo della Toscana, Nuovo Oggi Molise, Primorsky Dnevnik, Voce di Romagna. Ma ci sono anche giornali sportivi come Sportsman-Cavalli Corse (2 milioni 582mila euro), quotidiani economici come Il Globo (2 milioni 571mila euro) e sindacali come il cislino Conquiste della Lavoro (3 milioni 275mila euro).

Nell'elenco figura anche il mensile di Legambiente La Nuova Ecologia (516mila euro) e il settimanale consumerista Il Salvagente (516mila euro). Esattamente la stessa cifra che prendono Carta, Fare vela, Luna Nuova, Motocross, Mucchio Selvaggio, Rassegna Sindacale e Trenta Giorni, il mensile cattolico diretto da Giulio Andreotti. Ultimo della lista Il Granchio con 41mila euro.

Qualche spicciolo ai non vedenti
Il quarto elenco riguarda i "contributi all'editoria speciale periodica per non vedenti relativi all'anno 2004". Sono in genere piccole cifre, quasi tutte inferiori ai 10mila euro, attribuite a 28 organizzazioni.

I frati non fanno voto di povertà
Poco elevate anche le cifre elargite a 124 giornali pubblicati e diffusi all'estero. In questo quinto elenco solo tre testate prendono più di 50mila euro: l'australiana Fiamma (143mila euro); la svizzera Pagina (89mila) e il Cittadino Canadese (53mila). Ci sono poi le 23 testate del sesto elenco: le pubblicazioni edite in Italia e diffuse prevalentemente all'estero, dove al primo posto c'è il Messaggero di Sant'Antonio del Frati minori conventuali di Padova (109mila euro).

Un contributo per due: Repubblica e Corriere
Il settimo elenco comprende due sole testate ma qui le cifre sono decisamente superiori. La Repubblica e Il Corriere della Sera, i due maggiori giornali Italiani, incassano rispettivamente 1 milione 351mila euro e 714mila euro in quanto "quotidiani italiani teletrasmessi in Paesi diversi da quelli membri dell'Unione Europea".

Acquisto della carta: un pacco di milioni
L'ottavo è l'elenco più lungo: comprende 459 "imprese editrici di quotidiani, periodici e libri ammesse al beneficio del credito d'imposta per l'acquisto della carta utilizzata nell'anno 2004". Il contributo ammonta al 10% delle spese sulla carta. I maggiori editori incassano cifre consistenti: Mondadori (che pubblica una quarantina di periodici tra cui Panorama, Donna Moderna e Tv Sorrisi e Canzoni) 10 milioni 74mila euro, Rcs Quotidiani (ovvero il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport) 8 milioni 686mila, Rcs Periodici (35 riviste tra cui Oggi, Novella 2000, Il Mondo, Amica e Anna) 3 milioni 502mila, Rcs Libri 1 milione 161mila, il Gruppo Editoriale L'Espresso (la Repubblica, l'Espresso e 25 quotidiani locali) 8 milioni 72mila, Il Sole 24 Ore 3 milioni 108mila, Poligrafici Editoriale (Il Giorno, La Nazione e Il Resto del Carlino) 2 milioni 780mila, l'Editrice La Stampa 2 milioni 589mila, Hachette Rusconi (14 periodici tra cui Gente, Elle e Gioia) 1 milione 994mila, Società Europea di Edizioni (Il Giornale) 1 milione 656mila, Periodici San Paolo (Famiglia Cristiana e altri periodici) 1 milione 263mila, Il Messaggero 1 milione 214mila, Cairo Editore (DiPiù e altri periodici) 1 milione 92mila.

Tariffe speciali in Posta
I tre elenchi successivi riguardano i "contributi per l'anno 2004 per le compensazioni a Poste Italiane Spa per le tariffe speciali applicate alle spedizioni editoriali". Anche qui, come si può immaginare, si tratta di cifre molto elevate, che piovono un po' su tutte le testate, dai quotidiani grandi e piccoli, ai settimanali di attualità o di gossip, alle riviste tecniche e specializzate, ai periodici di onlus e associazioni.

Ristrutturazione e ammodernamenti
Altri finanziamenti sono concessi alle imprese editoriali "per il credito agevolato e per il credito d'imposta in relazione agli investimenti fissi di ristrutturazione e ammodernamento della capacità produttiva"; una nota avvisa che i dati relativi sono in corso di elaborazione.

Riqualificazione e mobilità dei giornalisti
C'è poi il "fondo per la riqualificazione e la mobilità dei giornalisti". I maggiori beneficiari sono l'Unità (1 milione 982mila euro), la Edit di Alberto Donati, vicepresidente della Fieg, che pubblicava Bella altre riviste poi chiuse (691mila euro), il Secolo XIX (681mila euro), la Stampa (617mila mila euro) e l'Ansa di Boris Biancheri (323mila euro).

Agenzie gratis per le radio
Le tre tabelle successive riguardano le radio, a cui vengono rimborsate le spese per l'abbonamento ai servizi delle agenzie di informazione. A Radio radicale, ad esempio, vengono rimborsati 4 milioni 132mila euro, a Radio 24 Il Sole 24 Ore 257mila euro. Alle altre emittenti toccano cifre inferiori, in genere qualche migliaia di euro.

Rimborsi anche alle tv locali
L'ultimo elenco riguarda i rimborsi alle televisioni locali, sempre per le spese d'abbonamento alle agenzie di informazione. La cifra più alta, 370mila euro, la prende la pugliese Telenorba.

Qualche link per approfondire
Chi vuole conoscere altri particolari, può leggersi questi tre articoli: "Bloccare i 700 milioni di euro che lo Stato regala agli editori" di Pino Nicotri sul Barbiere della Sera, "Così lo Stato foraggia la stampa: una torta da 700 milioni" di Stefano Filippi sul Giornale ed "Editoria: Levi, oggi al tavolo con Fieg ed Fnsi proporrò riforma organica" dell'agenzia Asca, dove si parla del progetto di riforma dell'editoria a cui sta lavorando Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

saluti

enrico

Anonimo ha detto...

Cara Chiara, mi sono imbattuto nel tuo blog grazie a questo tuo articolo molto interesante e che, soprattutto, mi riguarda molto da vicino. Da circa un anno ho iniziato la "gavetta" per diventare giornalista, prima come addetto stampa, poi ho iniziato a scrivere su un giornale per prendere il tesserino di pubblicista e adesso, oltre al lavoro al giornale, lavoro anche in una radio come redattore. E magari fossi precario... io sono uno schiavo vero e proprio. Lavoro gratis, non ho mai visto un soldo, e nonostante tutti si complimentino con me per il mio lavoro, che svolgo nel miglior modo possibile, parlare di contratto è tabù. Neanche 10 euro per mettere la benzina alla macchina, assolutamente niente di niente. E tutto questo perchè devo imparare. Ma se devo imparare devo quindi morire di fame?
Leggerò il resto del tuo blog con molto interesse.
A presto,
Carlo.