venerdì 26 dicembre 2008

NESSUNO POTRA' PIU' DISTURBARCI


La casa è in disordine. Ma non ce la faccio ad alzarmi dal letto per mettere a posto. Dovrei anche pulire a fondo. Ma non posso. Ho bevuto molto, troppo. Anche adesso sto bevendo. Che cos’altro potrei fare? Non ho neppure la forza di alzarmi dal letto, vorrei aprire la finestra, affacciarmi ed essere sicura che per lo meno l’albero, quello che mi piace tanto e che mi rilassa anche se solo lo guardo, almeno lui, sia ancora lì, come sempre. In questi giorni ho provato a scrivere un diario. Ma non riesco a fare neanche questo. Sembra uno scherzo macabro: appena chiudo gli occhi per dormire o riposare un po’ mi vengono addosso tutte le idee del mondo e al momento di scrivere non ce n’è più neanche una.

Non dovevi farmi questo, non dovevi.

Adesso, ad esempio, vorrei alzarmi. Devo andare in bagno ma ci rinuncio. Non ce la faccio a sollevarmi e neanche mi va. Da qui al bagno ci sono pochi metri, ma l’idea di camminare mi dà senso di vertigine. Neanche ci provo.


Ogni tanto telefona mia madre. Le dico sempre che sto bene, in ufficio tutto ok, Martin bene anche lui: lavora, è tutto a posto, sì, come al solito, ci sentiamo, tu novità? No, a presto ciao. E finisce qui, senza troppe storie, ci si pensa alla prossima telefonata.
Adesso è da un po’ che non si fa viva. Spero solo che continui così perché altrimenti è la fine. Se mi sente con questa voce prende il primo aereo per Milano e mi si fionda in casa.


Non dovevi farmi questo, non posso fare a meno di ripetertelo.
Ti guardo, sei qui al mio fianco. Hai il viso sereno, poco poco offuscato da una smorfia della bocca. Ti dà un’aria contrariata che non ti appartiene, non è tua.
Mi hai fatto soffrire, Martin, molto. Te lo dico adesso, a bassa voce, anche se so che non ti sveglierai. Ho sempre rispettato i tuoi orari sballati, le tue cene di lavoro che ti riportavano a casa tardi. Troppo tardi per la mia ansia e la mia gelosia. Ma non aveva importanza, alla fine tornavi. E per me era tutto.

Adesso me la faccio sotto. Ma in bagno non ci vado. Più che altro perché c’è lo specchio: non voglio guardarmi. Ho messo un catino accanto al letto. Faccio tutto lì e se anche non mi lavo, poco importa. Tanto nessuno entrerà qui dentro. Nessuno deve entrare.

Una ventata da fuori ha spostato l’aria e adesso sento un tanfo mostruoso, quasi disumano. Dalle tapparelle socchiuse filtrano i raggi di sole. Chissà che ora è. Potrebbe essere il primo pomeriggio. O più tardi. Ma che importanza ha: non ho mai sopportato l’indiscrezione, l’invadenza. E la luce è un po’ così, se ti sorprende ti rivela verità te che non vorresti mai sapere. E io non tollero essere messa a nudo in pubblico.
Continuo a grattarmi la testa. Ho un prurito allucinante, saranno i capelli sporchi.


Fisso il soffitto. Non so raccontare di me e di te, Martin. So solo che era la perfezione. E la perfezione non la puoi dire. Anche gli altri lo sapevano, si percepiva. Capita, no, di vedere una coppia affiatata, forte, pensare che sia inscalfibile, e all’inizio quasi non ci si crede e ci si gira ancora una volta a guardarla, anche a costo di essere indiscreti. E si può essere invidiosi, ma solo per un po’. Perché come per tutto ciò che è bello, si è contenti che esista anche se non ci appartiene, anche se non è nostro, anche se non ne faremo parte mai.
Io e Martin eravamo così. Ce lo dicevano, ce lo facevano capire. Noi lo sapevamo. E ci divertiva, li prendevamo in giro, gli altri.
Ricordo tutto e adesso voglio dimenticare tutto.

Ho troppa sete. Sono tre giorni che non mi alzo dal letto e cinque che non mi lavo, non mi vesto, che non faccio niente. Non so dove andrò a finire di questo passo, ma non credo che sia poi troppo importante. Dalla vita ho avuto tutto, fin quando ho voluto.
E adesso, anche. Perché io voglio lasciarmi morire così, in questo modo putrido e vergognoso.

Ti guardo. Chiudo gli occhi, respiro profondamente. Vedi, quando stai così, silenzioso e immobile, penso che il tempo tra noi è mai passato e che niente è cambiato da quando avevamo vent’anni. Guardarti mentre dormi mi dà sicurezza. Nessuno può farti niente. Nessuna può portarti via da me. Nessuna.
Ti sorrido, sei affascinante. E mi vengono le lacrime agli occhi a ripensare a tutto il casino dell’altra sera. Ma tu lo sai come divento io in quei momenti, lo sai. E allora perché? Perché ti sei comportato così? Mi fa prurito il naso e ingoio, non voglio piangere, a te non è mai piaciuto. E non voglio fare qualcosa che non ti piace.


Uso il lenzuolo per asciugare il muco che mi cola sulle labbra. Perché mi hai trattata così, perché. Per una ragazzina, poi.
Mi viene di nuovo in mente tutto. E inizio a star male di nuovo. E invece non è il caso, non ne vale la pena. Non c’è più nessuna ragazzina tra noi. Siamo io e te. Su questo letto come ai vecchi tempi, giorni e giorni senza curarci delle ore che passavano, della vita di fuori, quella vera.
Chissà se hai mai ripensato a tutto questo.

Guardo l’armadio davanti a me, i quadri, la cassapanca. Ho un brivido.

La porta che si apre e voi che entrate dentro in silenzio, ridacchiando. Credevi che io fossi andata a Boston per presentare la mostra di pittura di Dorothy. Ma non era vero: avevo inventato tutto per farti una sorpresa, al tuo ritorno. Non avrei mai preso un appuntamento per il giorno del nostro anniversario. E invece, tu. Avevi già programmato di festeggiarlo. Ma a modo tuo.
Cazzo, Martin, a modo tuo.
Qualche sospetto, mi era venuto: eri strano nell’ultimo periodo, misterioso. Ma non ti avevo detto niente, non volevo assillarti.
Ma tu non hai capito. Come al solito, tu non hai capito.
Io ti amo, lo sai.
E così succede che quella porta si apre e voi due entrate abbracciati, forse un po’ brilli. Volevate continuare la serata. Carina lei, non c’è che dire: scegli sempre con gusto, tu. Mai che te la sia fatta con una brutta. O peggio, con una bruttina.
La volta prima ti avevo avvertito: doveva essere l’ultima. E tu mi avevi chiesto di perdonarti, Non farò più cazzate, avevi giurato.
Io ti avevo creduto.


Ho perso il conto dei giorni. Di sicuro oggi è un giorno della settimana, non è domenica, insomma. Le campane della chiesa non hanno suonato e tanto basta. In teoria dovremmo essere a lavoro. Ma ho avvertito io, ho detto che eravamo in viaggio. Sollevo il collo giusto un po’: ci sono piatti rotti ovunque, bicchieri sporchi con dentro vino e mozziconi di sigarette. La polvere ci sommergerà, Martin, a meno che qualche vicino non decida di suonare al campanello o di chiamare la polizia. Ma a noi non ci è mai interessato degli altri e di quello che dicevano. Figuriamoci se può interessarci adesso. Non credo proprio, no.
La polizia, sì, quella sarebbe una grana. Farebbe domande, mi chiederebbe spiegazioni, rimarrebbe stupita, certo, nel vedere due persone incatenate al letto, una viva e l’altra quasi in stato di decomposizione. A quel punto dovrei spiegargli perché ti ho ammazzato e sicuramente ci separerebbe.
Tu andresti all’obitorio, io in carcere. Ma non deve succedere: nessuno può dividerci, non più.

Me la sono fatta sotto. È la quarta volta, oggi. Mi sta bene. E se non fosse per questo senso di bagnato, credimi, direi che è un gran vantaggio quello di vivere come un animale.
Il braccio mi fa un po’ male. È per via di queste manette, una è legata al tuo polso, l’altra al mio. Ho faticato parecchio, che ti credi, quella sera. Soprattutto a stenderti sul letto. Ma ne è valsa la pena. Il tuo posto è accanto a me, qui. Tu, forse, lo avevi dimenticato. Ma io no.


Sto male di nuovo. È quest’odore nauseabondo, mi dà alla testa. Viene da te. Sei freddo e rigido, sei bello. Forse un po’ gonfio, il tuo polso sembra stia per esplodere legato a quel nastro di ferro.

Mi dispiace, sai, mi dispiace infinitamente. Tu sempre energico, sportivo, sempre in movimento, adesso resti qui, a marcire imprigionato in un letto. Accanto a una pazza isterica. Così mi hai chiamato con quella vero? L’ho sentito quando siete entrati: quella pazza isterica non c’è potremo stare qui quanto vogliamo.

Invece la pazza isterica era nell’altra stanza.
E ha visto e sentito tutto. Di più, si è goduta anche uno spettacolo al quale non so mica quante altre avrebbero assistito.
Ma ho fatto bene. Perché mi sono innervosita ancora di più.
Vi ho lasciato finire.
Mi sono caricata.
Poi ho aspettato che lei se ne andasse.

Ecco vedi, mi sto agitando di nuovo. Lo sento da come respiro, da come sto iniziando a diventare insofferente. Lo avverto da come i miei pensieri si accavallano senza tregua. Rivivo quella scena e ho voglia di aggredirti di nuovo, anche se ormai sei solo un cadavere. Anche se ormai non puoi farmi più niente. Né tu, né nessun altro.


E rivedo tutto, tu che la baci le dici che ti piace l’accarezzi piano dolce senza fretta proprio come facevi con me e tutto le ripeti tutto quello che dicevi a me come se la vita t’avesse regalato un copione cinico da riciclare con chiunque e lei che risponde ai tuoi gesti ha movimenti suoi che ti sorprendono e questo ti piace e ti sembra che ti conosca ha un bel corpo giovane atletico un’alunna peggio una figlia
se solo ne avessimo avuta una…ma non in questo momento, non in questo momento questo momento che per te è l’ultimo e ancora non lo sai perché io esco all’improvviso e tu mi chiedi che-ci-fai-qui e poi mi dici stai-calma-ti-prego e mi chiedi che ci faccio con quella pistola in mano chi me l’ha data dove l’ho presa e io neanche ti rispondo mi sembra tutto inutile tutto fuori luogo tutto mi gira intorno e vedo solo te davanti al mio viso. Te. E quella strana espressione che hai anche adesso da morto: di chi ha paura e per questo ride ma la risata è strana storta e la bocca sembra quella di chi ha avuto un ictus...e all’improvviso sento tutte le voci i dolori il rumore delle foglie degli alberi il mare la sabbia le montagne sento un grido che non è il mio un no che mi sfonda le tempie e che mi lascia andare un po’ indietro ma giusto un po’ solo per il contraccolpo solo per il contraccolpo

Forse sarà il caso che mangi qualcosa. Ogni volta che ripenso a quella sera mi viene una fame terribile, che poi mi passa, però. Perché tanto non mi alzo per andare in cucina. In compenso vicino al letto mi sono portata una trentina di bottiglie di vino. Bevo ancora un sorso.

Non so per quanto tempo ancora potremo restare così, Martin, fosse per me, per sempre. Questa è la dimensione ideale: io che ti abbraccio e bacio quando voglio senza dolore, ormai, senza ansia.
E questa vita trascorre come le pare a dispetto di tutti mentre noi non ce ne accorgiamo più.

Maledetto telefono. Dovevo aspettarmelo. Per fortuna ce l’ho qui, sul comodino. Sì, mamma, ciao. Tutto alla grande. No, è solo un abbassamento di voce, non ti preoccupare. Resto a casa, sì, un po’ di giorni, ho del lavoro da sbrigare ed è meglio che non vada in ufficio. Qui sono più concentrata, lo sai. Martin no, non c’è. È al lavoro, come al solito. No, non preoccuparti, tutto benissimo. D’accordo, a presto, ciao.

Al diavolo tutti.
Staccherò anche il telefono, Martin, e nessuno potrà più disturbarci.


© Chiara Lico

9 commenti:

Anonimo ha detto...

Complimenti! Finalmente una giornalista giovane, carina (anzi stupenda!), intelligente scevra della spocchia di alcune pseudo giornaliste "mostracoscie". Brava, davvero. Per caso, oggi 26 dicembre 2008, facendo zapping, mi sono sintonizzato su "buongiorno regione" ed ho gradito la semplicità e la grazia nel presentare ed illustrare i vari servizi della trasmissione da parte della Signorina (Signora?) Chiara Lico. Non conoscevo, ovviamente, le sue doti di scrittrice che apprezzo molto.
Nell'augurargli tutto il bene possibile, saluto cordialmente e ringrazio dello spazio concessomi.
Vincenzo - Viterbo.

Bellator ha detto...

BELLISSIMO... voglio continuare a leggerti, voglio continuare a scoprire ciò che sai suscitare...

Buon anno e a rileggerti!

Bellator ;-)

valter ha detto...

Complimenti per come svolgi il lavoro. Avrei il piacere di vederti in qualche trasmissione a livello nazionale, magari nella conduzione di "uno mattina" al posto della Daniele(uno dei tanti esempi)che sono 5 anni che occupa il video. Scusami ma sono stufo di come viene gestita l' azienda, che manda avanti solo i suoi "protetti".Un saluto e un abbraccio sperando che qualche direttore di tg si accorga di te. Valter

Mi presento... ha detto...

poche parole per ringraziarvi per i commenti incoraggianti. a presto, c.

annalisabellizzi ha detto...

Molto bello, davvero: complimenti!
L'ho letto d'un fiato ed è stata una bella scoperta.
Leggo adesso dai commenti precedenti che lavori in Rai e, incredibile a dirsi!, proprio questa mattina credo di averti vista a Buongiorno regione..perciò ti rinnovo i complimenti, bello stile anche sullo schermo: asciutto, elegante e molto professionale. Bravissima!
Ho letto anche il tuo libro e ne sono entusiasta: meriti il meglio, te l'assicuro, perchè hai un grande talento.
Scrivi e scrivici, ti leggiamo con grande emozione.
A presto, annalisa bellizzi

Chiara Lico... ha detto...

Grazie anche a te, Annalisa!
Ho letto il tuo commento questa mattina presto, poco prima di andare in onda...fuori c'era la piogga e un freddo becco...beh, mi hai regalato tanto di quel calore che neanche immagini...
E anche se il motivo principale per cui credo nella scrittura è la sua potenza nel raccontare e nel denunciare, ti confesso che da qualche tempo sto anche vedendola con un mezzo per confrontarsi con persone fino a poco prima sconosciute e che invece ti sono molto più vicine (come pensiero) di quanto si potesse credere.
Grazie ancora e buona lettura.

annalisabellizzi ha detto...

Sì, anch'io credo molto nel potere del dialogo e nella forza del confronto con gli altri: è un mezzo per conoscere meglio anche se stessi, in fondo.
Un abbraccio, continuerò a leggerti e a seguirti con piacere

Anonimo ha detto...

Il racconto mi è piaciuto molto.
Oscar Wilde disse che "la bellezza, la vera bellezza, finisce dove inizia l’espressione intellettuale". Mi sembra che in lei, le due cose, si confondano l'una nell'altra...
Paolo

FrA ha detto...

Ciao Chiara... Beh il post è di qualche anno fa ma io purtroppo ti ho scoperta solo ora... Mi piace come scrivi... Mi piace tanto... Mi ci perdo... Mi ipnotizza... Mi rapisce... Potrebbe anche esplodere una bomba mentre ti leggo e non me ne accorgerei... Starei a leggere i tuoi racconti per ore... Creane e scrivine ancora tanti!!