domenica 18 marzo 2007

ZITTO E SCRIVI A RADIO3

Con Zitto e scrivi il 17 marzo marzo ho partecipato in diretta alla trasmissione Fahrenheit nell'ambito di Galassia Gutenberg.
Sono stata invitata sulla postazione di RadioTreRai, allestito all'interno della manifestazione.

Dapprima ho parlato dell'esperienza del treno di libri che da Roma ha portato scrittori e lettori a Napoli e poi si è discusso del rapporto letteratura-impegno sociale con riferimento a Zitto e scrivi. Un'esperienza indimenticabile

2 commenti:

enrico ha detto...

ciao. ho provato invano a inserire il mio commento sul blog di stampa alternativa, così sono arrivato direttamente qui.
mi sembra che tutti i settori produttivi siano identici. ovviamente, non è confortante. condivido, quando affermi che: come fare, quando chi dovrebbe farle, le denunce, è sotto schiaffo di licenziamento?
però, permettimi una cosa. da osservatore esterno, mi sembra che la professione di giornalista o almeno lo stereotipo che noialtri percepiamo, stia perdendo le sue peculiarità. mi sembra che chi è tutelato da organismi sindacali e dal contratto a tempo indeterminato, tenda a eludere i problemi e a non crearne a direzioni o proprietà. mi sbaglio, chiara? dimmi di sì... un'ultima cosa: smettiamo di chiamarla legge biagi, ormai è una romanzata scritta con mani e piedi praticamente da ognuno che l'ha rielaborata, del professore è rimasta solo la firma.
saluti e in bocca al lupo per questo libro

Chiara Lico ha detto...

No, Enrico. Non ti sbagli affatto. Almeno, per quella che è la mia percezione. E’ una deriva pericolosa quella che sta prendendo questa professione, laddove chi la pratica non è forse pienamente cosciente delle responsabilità che dovrebbe assumersi.
Purtroppo i cialtroni sono tanti. E popolano senza ritegno qualsiasi contesto e qualsiasi ambiente. Il giornalismo non ne è immune. Anzi.
Chi ama questo mestiere deve farsene una ragione. E nei limiti del proprio operato cercare di difendere il proprio ruolo. A volte basterebbe anche solo rispettare la propria firma: sapere che se si licenziano delle righe con il proprio nome e il proprio cognome si fa un atto pubblico. Infine. Mi parli di settori in crisi: è vero. La generalizzazione è calzante. Poi mi parli di tutelati che non si spendono più con onore. Qui non sono totalmente d’accordo a generalizzare. E ti spiego perché: penso la discriminante sia data dalla serietà. Un giornalista (come un qualsiasi altro lavoratore) è bravo non se è talentuoso. Ma se è serio. Cioè se sente l’esigenza di documentarsi prima di parlare. Di leggere prima di scrivere. Di andare a fondo e non di fretta. Di verificare. Di essere onesto intellettualmente. E potrei continuare, ma penso sia sufficiente.
Se oggi, Enrico, c’è la deriva del sistema è perché fa difetto la serietà.