mercoledì 21 ottobre 2009

LE MAGLIE ROTTE DELLA RETE

"Le mele marce dell'amministrazione vanno allontanate", tuonava circa dieci giorni fa il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Concordava con lui il comandante dei vigili urbani Angelo Giuliani pur precisando che "una mela marcia non significa che l'albero intero sia marcio". E' il nove ottobre, giorno in cui viene alla ribalta, dopo una denuncia in procura, la vergognosa storia di un taglieggiamento asfissiante subito dal titolare di una palestra costretto a pagare il pizzo ai vigili urbani per evitare di farsi chiudere l'impresa. Una storia meschina e putrida che trova nei controllori il vulnus di un sistema corrotto e malavitoso capace di "chiudere un occhio" in cambio di tangenti che dai duecento euro arrivavano anche ai duemila. Vigili e funzionari. Individui che dovrebbero applicare la legge. Farla rispettare. Onorarla. E che invece per giorni, per mesi, hanno fatto "visitine" a sorpresa al gestore di una palestra del Quarto Miglio costretto quasi a ricorrere agli usurai per far fronte ai ricatti dei vigili urbani. Se non fosse che è vero e che è intervenuta la procura sarebbe, su questo copione, da mettere in scena una commedia dell'assurdo, una di quelle storie da avanspettacolo quasi commemorativa di una categoria che nonc'è più.
E invece guarda caso c'è. Ed è tra le più dure ad arrendersi. Mentalità di second'ordine che trova nella repressioncina immediata uno sfogo consumato a tante prevaricazioni. Passa anche attraverso queste realtà di secondo livello la possibilità di farla franca, l'idea consolidata che "pagando" si può, che dribblare sia concesso, basta trovare la maglia rotta nella rete. Ci manca sempre Montale, quanto utili sono le sue trovate icastiche, quanta consolazione ci dà poterci concedere in tempi così tristemente rasoterra, un piccolo volo leggiadro anche se parliamo di fango. Mi fa particolarmente impressione questo episodio di concussione perché nel lavorare su Anni di Cemento ho raccolto materiale e analizzato casi di evidente commistione tra le idee malsane di chi avrebbe guadagnato da un abuso e la tranquilla superbia arrogante di chi in questo passaggio faceva il broker dell'illecito non capito, della pratica accantonata, del sopralluogo superficialmente svolto, della denuncia non fatta arrivare in procura. E ho rivissuto la sensazione che provata nella stesura di quelle pagine, dedicate ai gangli corrotti delle amministrazioni locali, al loro strapotere. Al loro imprescindibile ruolo.
E' così che si realizzano e concretizzano sporcizie urbane, è così che si è violentata una città bella come Roma. L'unico posto al mondo in cui è possibile realizzare attici e superattici che vanno in collisione con le linee prospettiche del Coloseeo, in cui l'ingordigia di chi vuole "stra-avere" non si limita neppure di fronte a via dei Fori Imperiali, in cui si è capaci di condondare un manufatto che non esiste. Basta individuare i gangli corrotti delle amministrazioni, far leva su di loro e si vanifica così lo sforzo alla correttezza di tanti. La ricetta è fatta. Ma è antica, un po' tutti la conoscono e si sa che per un buon risultato le mele devono essere mature. Certo, se poi diventano troppo mature, prima che tutto appaia marcio, un po' di pulizia va fatta.

5 commenti:

Gianluca ha detto...

"Non ho paura delle parole dei violenti, ma del silenzio degli onesti. La nostra vita comincia a finire il giorno che diventiamo silenziosi sulle cose che contano”. Martin Luther King.

gpeg59 ha detto...

E' tutto tristemente vero quello che racconti, e ti dirò di più: ho il sentore che le azioni di concussione da parte dei vigili urbani sia estesa in modo molto più capillare di quello che pensiamo.
Io mi ricordo che da giovane (avevo circa 26 anni), durante l'organizzazione di una manifestazione estiva per il Comune di Ciampino, nell' ambito della quale avevamo organizzato uno stand di ristorazione all'aperto, feci l'"errore" (ero giovane e smaliziato) di chiedere il pagamento di un panino e una bibita ad un vigile. Non puoi immaginare quello che ci hanno fatto passare: ti dico solo che abbiamo passato dei brutti momenti e abbiamo dovuto pagare multe salate per riprendere questa attività, nella quale a malapena andavamo in pari, e che facevamo per promuovere altri progetti.
Ma soprattutto mi ricordo che rimasi veramente disgustato dall'arroganza di questi funzionari che approfittavano della loro divisa per rubacchiare qua e là...e naturalmente quello che accadde a me era solo la punta dell'iceberg.
Ti vedo ogni mattina, ma mi sa che ora hai l'influenza... c'è di nuovo "Buongiovno vegione..." ;-)
Un saluto. Gaetano.

Mario Leone ha detto...

Di mele marce ce ne sono tante, e non solo nel campo dell'abusivismo, come tu hai perfettamente evidenziato. Il problema è che queste mele crescono grazie ad un albero ben piantato in terra e costantemente annaffiato... E' questo il problema, bisogna eliminare l'albero e per fare ciò è necessario entrare nella coscienza delle persone, dei cittadini, degli elettori... Entrare nell'intimo dell'uomo per farlo essere "diverso" e fargli capire la necessità di salvare se stesso salvando la società, essere semplicemente "onesto", una parola ormai estranea ai più... L'albero è il sistema oggi corrotto, e le mele sono corrotte per dafault...

Anonimo ha detto...

Grazie per il suo lavoro come giornalista seria. Ce n'è un gran bisogno a Roma. Credo che Don Milani avrebbe avuto piacere a concederle un'intervista.

Anonimo ha detto...

Sono sempre il "giornalista schiavizzato" che ti ha scritto poco fa :-) beh che dire, hai proprio ragione quando scrivi: "Ci manca sempre Montale, quanto utili sono le sue trovate icastiche, quanta consolazione ci dà poterci concedere in tempi così tristemente rasoterra, un piccolo volo leggiadro anche se parliamo di fango". Ma le mele marce, prima o poi, cadranno dall'albero? O faranno diventare marce anche tutte le altre mele?
Ciao,
Carlo - copperfull@tiscali.it