giovedì 14 giugno 2012

VITTIME DUE VOLTE

La vergogna abita l'ambiente confortevole degli arresti domiciliari. Desiderati e ottenuti, perché è un diritto, dal presunto stupratore dell'Aquila che l'11 febbraio  - secondo l'accusa - ha violentato, picchiato e seviziato una ragazza in una discoteca dell'Aquila. Tre mesi e mezzo. E' bastato questo pugno di giorni al 21enne che  ha distrutto (da solo? in compagnia?) l'esistenza di una sua coetanea per ritornare in possesso della sua "vita di prima". Esattamente quello che non potrà più sperare di avere la giovane che in una sera che doveva essere di divertimento è stata ritrovata, per caso, quasi morta e senza vestiti fuori dai locali di una discoteca. Un tema che ci riporta di colpo al livello della (in)giustizia che regna in Italia, un paese incapace persino di tutelare dopo quelle stesse persone che non si è stati in grado di proteggere e formare prima. Perché va ribadito che l'idea di poter aggredire un altro essere umano riducendone la vita a un collage di pezzi che non potranno mai più ricomporsi, nasce e si alimenta in un sottolivello di cultura umana. D'altra parte tutte le opere che in modi diversi hanno trattato il tema della violenza (da Processo per stupro a La Ciociara), conducono a un'unica certezza: che gli animali, visto che fa comodo parlare di branco, gli animali, queste cose non le fanno.
Sto leggendo un romanzo forte e intenso, Dentro, di Sandro Bonvissuto. Sarà per questo, forse - insieme al fatto che (purtroppo) Cioccolato e Pistacchio non smette mai di essere al passo con i tempi, che la notizia della scarcerazione per lo stupro dell'Aquila mi è suonata particolarmente difficile da mandare giù.

1 commento:

viviano mario Magnini ha detto...
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