giovedì 13 novembre 2014

STRANIERI E ABUSIVI. GRADITI GLI SCONTRI FUORI LE MURA, GRAZIE



L'urlo che unisce è "Fuori gli stranieri". Non importa quali, chi sono, come si chiamano, perché non li si vuole. "Fuori" è il grido che compatta, "Via" il comando d'assalto. Lo stesso, identico lamento senza differenze di accento, da Torino a Milano a Roma.
Le grandi città. Quelle delle grandi occasioni, delle immense possibilità. I luoghi privilegiati in cui bisogna trasferirsi se si vogliono coltivare contatti e avere una carta in più da giocarsi. Le città, grandi. Quelle dove i fatti accadono prima. Che un tempo e prima di altri luoghi sono state culle della civiltà e punto di smistamento dei traffici. Privilegiate perché crocevia di incroci di culture e storie diverse.

mercoledì 8 ottobre 2014

TEATRO (OFF) CHIAMA, ROMA PASSA E CHIUDE

Gli interessati sappiano che è in scena Roma che muore. E tranquilli se siete al verde, perché lo spettacolo è gratis. L'agonia è fruibile a costo zero e ovunque, basta farsi un giro fuori dalle sale off della capitale dove si crea e si fatica per la sperimentazione teatrale. E non solo in quelle. 

Osservo il volume, lo sfoglio. Ha il dorso rovinato e la copertina il lembo destro ripiegato, l'orecchio del somaro. Sì, l'orecchio del somaro. Le pagine sono sottolineate, scavate, appuntate. Non ce n'è una libera da un appunto o un asterisco, un richiamo, un rimando. Pesa il doppio rispetto a quando è stato comprato.
E' l'Inferno di Dante, ed è così: piccolo, maneggevole. Lo riguardo mentre lo sfoglio con gli occhi incastrati all'indietro: vissuto e stremato. Lo credo bene, sorrido tra me, gli si chiedeva anche di fare gli straordinari.


Mentre i giornali ci ammoniscono sul baratro in cui stanno sprofondando i piccoli teatri romani, mi tornano in mente gli infiniti pomeriggi del mio periodo liceale. Trascorsi nei teatri romani che per poche lire regalavano spettacoli sperimentali. Teatri piccoli, piccolissimi, innovativi, dai linguaggi a tratti incomprensibili, sempre affascinanti. Sale fredde, parrocchiali o municipali. Oppure importanti. 
Accarezzo il volume, mi fermo sul Quinto Canto. 
E vado indietro nel tempo, a più di venti anni fa. Stagione teatrale dell'Argentina. Qui ogni lunedì pomeriggio le letture della Commedia di Dante facevano il tutto esaurito. 
Anche quello, di spettacolo era gratis. 

martedì 16 settembre 2014

FAME vs PAURA. E PERDONO TUTTI

Le morti non sono tutte uguali. Quella di Mustafa e Aydil, uccisi a trentotto e ventisei anni dal loro ex datore di lavoro che ha raccontato di averli visti entrare in casa sua con un piccone in mano, mentre andavano a chiedere stipendi arretrati e liquidazione, è una tragedia figlia del tempo della crisi.
Chi è chiamato a raccontare fatti ogni giorno ha l'obbligo di riconoscere da lontano il peso di una storia come quella dei due kosovari che in Italia hanno trovato un lavoro mai retribuito e una morte violenta.

giovedì 28 agosto 2014

IO TWITTO, TU ZITTO

C'era una volta, tanto tempo fa "Lo dice l'Ansa".
Nelle redazioni dei giornali, al solo pronunciare questa liquidità sonora, quindi dolce, il viso di chi ascoltava si distendeva, gli occhi prendevano una luce diversa, la pelle si irrorava di un chiarore luminoso. Meglio di una crema da viso giorno/notte da 200 euro al Duty Free: "Lo dice l'Ansa".
L'effetto rigenerante era garantito anche dal più semplice e trivialotto "E' uscita l'Ansa". Le toglievi la parola, sì, ma vuoi mettere il significato recondito dell'uscita, del parto, della genesi: l'Ansa che usciva sull'argomento trattato era il numero del lotto che ti portavi a casa trionfante. Tu, giornalista. Che eri pure alla moda, nel tuo genere.

lunedì 25 agosto 2014

UNA PENTOLA DI FELICITA'

Mattina di una giornata qualsiasi, qualche giorno fa. Nella testa ancora l’enfasi di ore piacevoli trascorse in chiacchiera pura con un amico: Karoo di Steve Tesich, la sua anima doppia; la musica su dodici note e come venne rifiutata all’inizio; il nostro comune amore per Mozart e la sua tensione continua. Sicché il buon umore c’è. Infilarsi nella prima libreria che si trova è un dovere. Per il proprio benessere, perlomeno. Ma soprattutto per non dico cancellare, ma alleggerire sì, il ricordo dell'incubo del giorno precedente, quando dentro a una libreria (un'altra), ero rovinosamente finita contro un megapentolone gigante che troneggiava nel reparto libri per cucina, ricette e affini. Intorno alla mega casseruola, a protezione, balde posate in silicone antiaderente erano cromaticamente abbinate a stampini per muffins, anche loro antiaderenti.
Detto fatto. Mi getto a capofitto nella Spa dell'anima. Incrocio le dita. E in effetti.

domenica 27 luglio 2014

QUANDO NULLA SUCCEDE PER CASO

Può succedere, a volte, di conoscere delle persone. E di scoprire, poi, che non le si è conosciute a caso. Che tutto è regolato, se non dominato, da un ritmo scandito da fatti indipendenti, apparentemente dislocati in un ordine spazio temporale che solo nel tempo delinea i suoi connotati in modo comprensibile.
Sincronicità, le chiama Robert Hopcke in Nulla succede per caso, un lavoro importante con un sottotitolo che è tutto un programma, se non – addirittura – il contenuto del testo stesso: Le coincidenze che cambiano la nostra vita.
Scrittore, giornalista, conoscitore e studioso dell’animo umano, Hopcke aiuta ad analizzare – decodificandoli – i nessi che collegano gli avvenimenti di ogni esistenza. Una lettura apparentemente divulgativa, in realtà al limite del filosofico se  vero che alla fine gli strumenti che si ottengono sono quelli dell’interpretazione dei fatti attuali e in proiezione, l’analisi di quelli che verranno (o che sarebbero venuti dopo, se si guarda al passato). Le sliding doors, insomma. Sì, in un certo senso.

giovedì 15 maggio 2014

MARINA, AS WE WERE

Nel giorno in cui l'ultima tragedia del mare restituisce non solo l'orrore di un dramma che continua a ripetersi, uguale a se stesso, ma anche le immagini che danno volto e corpo a dodici donne, tre bambini  e due uomini morti per aver voluto un futuro migliore, sfilano davanti agli occhi le immagini di un film  - nelle sale in questi giorni - che, ironia della sorte, nel titolo esprime il suono del mare, nella storia che racconta racchiude tutto quel che serve per vivere: la speranza e il sogno e nella sostanza è un tornado di riflessioni che non dovrebbe farci dormire. 

domenica 4 maggio 2014

ROMA, LA SFOGLIATA E LA BASTIGLIA

La sfogliatella te la devi mangiare.
No, grazie.
Sì.
Si allontana, da un vassoio poggiato su un paio di scatoloni prende una sfogliatella. Mi guarda, la spezza e me ne dà metà. Tie’, mi dice. La prendo. E mangia, aggiunge, Che porta bene. Lo guardo, la mangio.
E oggi penso che tanto bene non ha portato.
3 maggio 2014. Sono quasi le quattro quando via Flaminia comincia a riempirsi di pullman, macchine con striscioni, camioncini di bibite, dolci e crackers che verranno venduti fino a notte fonda in carrettini improvvisati con tanto di luce al neon che illumina bacinelle cariche di mezzi litri di acqua fuori dal Gran Teatro. Napoli a Roma è una serie di striscioni improvvisati e enfasi che parte con largo anticipo. Sono dodici, li incontro a ridosso del grande parcheggio di scambio che raccoglie i pendolari del nord del Lazio che confluiscono a Roma.
Sono radunati fuori da un piccolo camper, un profilato che più ci penso e più mi chiedo come facevano a starci in così tanti. Hanno appena finito un barbecue. Qui? Eh.
Sciarpe e magliette celesti, tatuaggi di Maradona, corni portafortuna: c’è tutto quello che ci deve essere. Siamo partiti ieri sera.
Sei la giornalista? Confesso subito, Sono io. Allora domani nel servizio dici che ci hai conosciuto. Tendo ad escluderlo, voglio essere sincera fino alla fine. E allora che dici? Mettiamola così, tratto: Speriamo di poter dire che il Napoli ha vinto.

sabato 26 aprile 2014

DACCI OGGI IL NOSTRO PAIS QUOTIDIANO

Pochi giorni dopo i fatti di aprile che hanno visto Roma bruciare tra disordini incompresi, seguiti da gesti e reazioni di dubbio rigore, a Cervia apriva i battenti e veniva inaugurata una mostra fotografica che come sfondo di anni felici e fruttosi ha proprio la città eterna. Una rassegna che, come hanno voluto i curatori, è un racconto per immagini. A partire dal titolo, Pais del Cinema, gioco di parole che racchiude in sé il nome del fotografo, grandissimo, Rodrigo Pais, e un Paese, il nostro, raccontato negli anni d’oro del cinema italiano.
Incastonati attraverso i passaggi fondamentali della storia d’Italia, bloccati nelle reazioni sensibili del cronista-artista-fotografo che immortala attori, registi e set del sogno inventato dalla letteratura e riprodotto dal cinema.
Un gioco di svelamenti progressivi, dove la realtà è quella che si vede ma la verità che sta dietro è quella che solo il collegamento tra i fatti permette di capire. Una triplice narrazione incastonata in scatti apparentemente indipendenti, in realtà collegati: come nella sezione intitolata Il divorzio in Italia, ad esempio. In cui Pais documenta con le foto la prima manifestazione nazionale a Piazza del Popolo (3 novembre 1966) e parallelamente, attraverso gli scatti realizzati andando sul set di Ménage all’italiana, con Ugo Tognazzi e Romina Power, racconta come l’arte aveva percepito e poi raccontato un passo tanto importante della storia civile italiana.

lunedì 14 aprile 2014

FACCIAMOCI UNA DOMANDA. ANZI, UN'INTERVISTA

C’era una volta l’intervista. Grillo parlante che faceva capolino, appollaiato sulla spalla del giornalismo di prima, la sua posizione – forza maggiore – era scomoda. Eccome. 
Che si trattasse di merce rara era intuibile già tanto tanto tempo fa; che fosse materia in via d’estinzione è diventato chiaro nel tempo. Che adesso sia ipotesi di lavoro, è una certezza assoluta. 
Generalizzare non è mai elegante né utile, si sa. Eppure che quel che c’era una volta, adesso non c’è più è un dato di fatto incontrovertibile quanto doloroso. Regola universale. 
Poi, è anche vero che c’era una volta chi le interviste le faceva. 
Ognuno ha i suoi. Di libri sullo scaffale, di romanzi che lo hanno segnato, di volumi che hanno contribuito a renderlo quel che in nuce già era e quel che oggi è. Romanzi, racconti, saggi. 
Molti hanno in casa alcuni dei testi più conosciuti di Oriana Fallaci. Pagine che hanno fatto il percorso e preparato i cambiamenti di questo Paese. 
Alcuni hanno anche Intervista con la Storia. Ogni giornalista dovrebbe averlo studiato. Chi Intervista lo ha letto, ha acquisito - con quelle pagine – informazioni, nozioni e conoscenze. Ma soprattutto, a saperli individuare, i rudimenti-gioielli di un tesoro necessario alla professione. 
Di certo non la capacità, quella è un’altra storia. Ma il metodo aveva buone possibilità di filtrare. 

domenica 13 aprile 2014

PUGLIA - ITALIA CON CECILIA CHE DICE NO

Cecilia Mangini è una ragazza di 87 anni che negli occhi e nella voce ha la potenza rivoluzionaria di chi non ha paura. Nelle stesse ore in cui Roma veniva messa a ferro e a fuoco da chi a modo suo cerca di esprimersi, lei a Pordenone - solo con le parole - incendiava una sala piena, emozionata e ancora stordita dalla proiezione del suo documentario girato on the road con Mariangela Barbanente: “In Italia ci illudiamo di avere tre poteri, ma quello legislativo è in appalto a badanti, cuochi, camerieri e colf del presidente di turno. Anche di quello attuale”. 
E’ un attimo. Quello che basta perché in sala si prenda coscienza e ci si ritrova catapultati nella certezza che chi crea non lo fa a caso né invano. Un attimo, e un documentario che sulla carta doveva nascere come viaggio attraverso le metamorfosi della Puglia (dal suo immobilismo rurale ai progressi della modernità attraverso la fabbrica) e che nella pratica risulta una metafora dell’Italia in declino e a ritroso, la discesa negli inferi di un paese e delle sue illusioni bruciate, è un attimo e d’un tratto tutto si trasforma in un trampolino per riflessioni che toccano i nervi scoperti di un popolo tradito. 

sabato 12 aprile 2014

TATA VIVIAN, QUANDO L'ARTE USA LA VITA

"Qual è il modo per vivere per sempre?". E' la domanda, in audio ambiente, che Vivian Maier rivolge ai bambini che quotidianamente porta in giro per la città. Mentre loro la ignorano e continuano a giocare. Una testimonianza documentata da filmati girati da lei stessa, una voce che se ne va in giro all'aria aperta e che attraverso il tempo, il caso, la fortuna e la caparbietà di un giovane rigattiere arriva fino ai giorni nostri. E' uno dei tanti passaggi cardine di Finding Vivian Maier, il documentario trasmesso ieri sera al Cinemazero di Pordenone sulla straordinaria odissea della tata - artista che con suoi scatti ha segna uno spartiacque tra la fotografia accademica riconosciuta ufficialmente e l'arte vera che alla fine si fa spazio a discapito degli ostacoli che si ritrova sul cammino. 
La storia è quella di una bambinaia con la passione della fotografia che colleziona, mantenendoli segreti, migliaia e migliaia di scatti sviluppati e altrettanti rullini. Oltre a giornali, ritagli, appunti. Tutto gelosamente custodito. Sarà una scoperta apparentemente causale a far sì che l'arte sottesa a questa narrazione dell'attualità per immagini venga alla ribalta e si impossessi della scena. 

venerdì 11 aprile 2014

LA VOCE NON E' SERVITA


Nutrirsi bene costa fatica, tempo e dedizione. Soprattutto in questi giorni, in cui si passa dall’antipasto di Europee in salsa rosa che ci viene imposto dal mattino alla sera al tris di pene a scelta da somministrare a Berlusconi. Segue un secondo piatto di intestini tradimenti e via via ci si ritrova, non a caso, alla frutta. Tutto perfettamente previsto e guai a uscire da questo prezzo fisso: il menù delle informazioni light è servito. E poi. Poi ci sono le delizie, che per definizione sono rare. Da selezionare con cura: vanno scelte, scremate e richiedono pazienza. Davanti al banco bisogna investire tempo. Sono le seconde verità. E vanno capite. Non in quello che dicono ma per quello che tacciono. Fiumiciattoli carsici e apparentemente minori che però - una volta che ci hanno fatto rinfrescare le idee – ci fanno riscoprire un appetito insaziabile. Anche perché non sono dirompenti, come la legalizzazione della fecondazione eterologa e la morte della legge 40; o come la sentenza (subito impugnata dalla Procura) che prevede la ratifica del comune di Grosseto del matrimonio celebrato a New York dei due italiani, Stefano e Giuseppe. Sulle quali molto ci sarebbe da dire. No, qui il problema è contrario. È che secondo le regole della cosiddetta notiziabilità (il criterio per cui si stabilisce che un’informazione sia una notizia, ndr) non c’è spazio in prima pagina sulla decisione di Mosca di chiudere “The Voice of America”, la radio ascoltata da 30 milioni di russi ai tempi dell’Urss. Una notizia che fa rabbrividire nei giorni in cui Pordenone ospita, bizzarra la coincidenza, "Le voci dell’inchiesta", con artisti, documentaristi, narratori dell’immagine, del suono e della parola che vengono da tutto il mondo. E dove faranno la loro parte anche il regista X e Y, i due coraggiosi attivisti anonimi russi che in spregio del pericolo vero, hanno documentato con il loro collettivo Gogol’s Wives le azioni eversive e contrarie al Cremlino delle Pussy Riot. Una Russia dal doppio binario, dunque. Che da un lato va all’indietro, sfronda la linea del tempo conquistato e si dichiara ostile al resto del mondo.

sabato 5 aprile 2014

DOCUMENTO QUINDI RESISTO

Più di un anno fa e proprio su questo blog si rifletteva su come il giornalismo a volte sia costretto a cedere il passo ad altre forme di comunicazione che diversamente e ben più di lui ce la fanno ad andare a inserirsi nelle pieghe di una società poco avvezza a sentir dire. E quindi, poco addestrata ad ascoltare e ad analizzarsi. Una di queste espressioni veniva individuata nel documentario.
In nuce c’era la critica alla scelta, tutta nostrana ma firmata dal Maxxi, di proibire la proiezione di "Girlfriend in a coma",  documentario sul declino dell'Italia del britannico Bill Emmott e di Annalisa Piras. Era il 2 febbraio 2013. Passarono un paio di settimane e un lettore mi informò, sul blog, che due settimane dopo cancellazione romana, la stessa proiezione aveva fatto il tutto esaurito alla prima milanese al Teatro Elfo Puccini. E che da lì sarebbe andato, in doppia proiezione ai Teatri di Vita di Bologna.
Si riparte da qui. Da questo episodio che a distanza di tempo ancora non allevia la miopia delle gerarchie, iperattive nel mettere a tacere la verità sullo stato comatoso di un’Italia in declino (un segreto di Pulcinella, allo stato dei fatti) per tornare a riflettere sul ruolo di un’informazione approfondita. Sui suoi vantaggi, sui suoi rischi. Sul suo valore.  
Si riparte da qui perché  tra meno di una settimana si svolgerà uno dei più interessanti Festival culturali di questi ultimi anni: Le voci dell’Inchiesta. Dal 9 al 13 Aprile la città di Pordenone sarà ammantata da un vortice di proiezioni, anteprime, documentari, interviste per un’ottava edizione dedicata a Carlo Mazzacurati. Un’offerta che anche nelle scelte indica l’urgenza di dire, sì, ma soprattutto di andare a fondo. Di individuare che cosa c’è dietro.

giovedì 19 settembre 2013

LA FESTA DELLA NARRAZIONE

19.9.2013 - Incontro con Daniele Vicari, regista

CINEMA SI', VIDEOMESSAGGI NO

Un mare di cultura, libri, cinema e anteprime che ha inondato la città. Un'infinità di bandierine gialle disseminate lungo i muri, i portoni, i cortili a indicare dove ci si può incontrare per saperne un po' di più e per diventare - o magari solo sentirsi - leggermente migliori. Pordenonelegge 2013, una festa della cultura sparpagliata nei vicoli cittadini vestiti a festa per una festa della narrazione.

sabato 3 agosto 2013

SIRIA, UN GESTO ADESSO

La telefonata mi arriva che è un caldo pomeriggio di fine giugno.
Capisco subito che si tratta di un'occasione, ancor prima che di un impegno o di una testimonianza. Dall'altra parte, una mia cara e stimata collega mi invitava ad aderire alla campagna #10forsyria. Dieci giornaliste, mi spiegava, dieci volti noti per rafforzare l'invito a sostenere gli aiuti all'emergenza delle popolazioni stremate dalla guerra civile.

venerdì 26 luglio 2013

L'IMPRUDENZA E' ANCORA PIU' BELLA SE SERVITA CON ANGURIA....

Quando conobbi Maria le feci e mi feci una promessa: sarei riuscita a raccontare la sua battaglia silenziosa, sommata a quella di molti altri suoi coetanei. Ho ancora ben impressa nella mente e negli occhi la frase che campeggiava sullo striscione appeso da parte a parte della balconata del Teatro Valle: Com'è bella l'imprudenza. La rilessi un paio di volte: Suona bene, pensai. (E' un mio vezzo quello di ascoltare il suono delle parole e poi sentirlo).

domenica 16 giugno 2013

DIVIETO DI SOSTA, LA CONTRORA DI RAIDUE

Ci sono due immagini che più di altre si sono impresse nella mia mente: quella dei Bronzi di Riace sdraiati su dei lettini ortopedici, e quella del cancello chiuso del museo archeologico che dovrebbe ospitarli.
Era il 14 giugno 2013, venerdì. Doveva essere una puntata sulla scuola, a tre giorni dalla maturità, dall'Invalsi, dall'esame di terza media. Si è trasformata in un racconto della cultura negata, conseguenza della scuola maltrattata, dei fondi rifiutati, delle speranze boicottate.

venerdì 5 aprile 2013

HOTEL L'AQUILA, CON OBLIO

Tra qualche ora ricorderemo il quarto anniversario del terremoto che ha ridotto in coma l'Abruzzo e l'Aquila. Riascolteremo i rumori delle ambulanze e rivedremo i palazzi diroccati, le strade spaccate in due dalle potenza di una magnitudo Richter pari a 5.8. Diremo indignati che dal 2009 al 2013 non si è mosso niente e che la politica si è dimenticata di questo spaccato d'Italia fiero e prestigioso che in silenzio fa e continua a fare. Che con forza si spinge avanti da solo. Che ostinatamente chiede di tornare a casa sua:  un popolo che dopo ogni terremoto è sempre tornato dentro le mura della sua città per farla rivivere, persino dopo quello del 1703 che contò più di diecimila vittime.

sabato 2 febbraio 2013

SE LA FIDANZATA IN COMA SI RIFIUTA DI SVEGLIARSI

La notizia è che l'Italia ha perso un'occasione per un esame di coscienza. Si è tolta, con le proprie mani, la possibilità di guardarsi in faccia senza veli e senza trucco e di vedersi per quel che è: una "Girlfriend in a coma". Non finita, non spacciata, ancora con qualche speranza, quindi, ma sul precipizio e quindi in dovere di darsi una mossa e di riprendere coscienza.
La scelta del Maxxi, di proibire la proiezione del documentario sul declino dell'Italia firmato dal britannico Bill Emmott e da Annalisa Piras con motivazioni che sanno di burocratico è tipica di chi non vuole guardare la realtà per quello che è e di chi non accetta le critiche.